martedì 18 settembre 2012

martedì 18 settembre,
ciao a tutti. Mi trovo nell'ufficio del parroco di Orsieres che mi ha permesso, cortesemente, di usare la sua connessione. La prenotazione all'Ospizio del Gran S.Bernardo è fatta e domattina ore 7,30 partenza per raggiungere il passo. Oggi tappa magnifica, passando per il bel villaggio di Chemin, percorso più impegnativo e faticoso che con 23 km e 500 mt di salita (buona preparazione alla salita al Passo), anzichè dal più facile  e rumoroso itinerario di fondovalle, ha permesso di vedere un bellissimo paesaggio e di raggiungere Orsieres. Nell'occasione ho potuto incontrare il Fondatore di Aivf che dal 1997 si impegna per la ricerca e valorizzazione della via Francigena (intesa sempre come fascio di strade ), con il quale ho potuto scambiare opinioni al riguardo. Sono 3 mesi esatti di cammino e fra escursioni e cammino ho messo insieme circa 2700 km.
Faccio un passo  indietro perchè ieri, per me, è stata una giornata importante. La tappa non ha riservato nulla di particolare, quasi tutta a mezzacosta tra boschi, un poco di rumore del traffico sulla strada principale e parte del percorso lungo il fiume per raggiungere Martigny.
E' stata molto bella la permanenza nel B&B a Chietres, splendido esempio di ospitalità rurale, edificio povero, ambiente essenziale e caratteristico, cibi prodotti in loco e sveglia alle 5 con lo scampanellio delle mucche che andavano al pascolo. Tutto intorno castagni datati, pascoli verdissimi e al centro dell'alpeggio un maestoso cedro. Questa esperienza mi ha ricordato, con molto piacere, i posti tappa della grande traversata delle Alpi piemontesi che ho frequentato più volte, ambienti rimasti ai margini del grande turismo e per questo ancora molto autentici.
Un altro aspetto caratterisitco del percorso di ieri è stato vedere i boschi di castagno a fianco dei vigneti e a Martigny i vigneti che si arrampicavano sui pendii come gli stambecchi sulle rocce, ogni piccolo fazzoletto coltivabile è stato sfruttato per fare vino.
La Cittadina è stata, invece, una delusione, gli insediamenti industriali ed un'edilizia disordinata hanno stravolto una valle e un paese che ad inizio secolo, dalle foto d'archivio, si capiva come fosse elegante e curato, con gli edifici tutti delle stesse dimensioni e caratteristiche e con viali fiancheggiati da bei platani. Proprio in questi giorni ho visto completare il rifacimento della piazza principale dove hanno collocato i nuovi platani così vicini tra loro che, quando cresceranno, i loro rami dovranno fare stretching verso il cielo per agguantare un pò di sole e di aria.
La nota positiva è venuta dalla calda accoglienza che mi ha riservato il giovane parroco Josef, con cui ho avuto modo di scambiare qualche impressione mentre mi accompagnava nei locali per i pellegrini. Rimasto solo nel piccolo appartamento, dopo poco è venuto a farmi visita e a portarmi un piccolo pensiero il sacrestano Josè, che nonostante il nome è nato in Svizzera. Abbiamo iniziato una lunga e bella conversazione durante la quale ha voluto offrirmi del vino rosso e mi ha raccontato alcuni fatti importanti della sua vita che mi hanno molto impressionato. Il discorso si è fatto profondo e veramente interessante, quando, ad un tratto, hanno suonato alla porta, era una signora della parrocchia che accompagnava un uomo marocchino; mi ha chiesto se Assan, questo era il suo nome, poteva dormire nell'appartamento per quella notte, io ho accettato molto volentieri ma  mi sembrava scontato, visto che io ero ospite in quella casa.
Questo era un altro segno, e quello che mi aveva appena detto il sacrestano era in linea con quanto stava accadendo.
Nulla viene per caso, a due giorni dal rientro in Italia; Josè ci ha salutato calorosamente ed io ho preparato la cena per me ed Assan. Mi ha raccontato che, 52 anni e da trenta in Valle d'Aosta con la famiglia, è dovuto venire a cercare lavoro in Svizzera perchè in Italia la crisi sta tagliando posti di lavoro, ieri era il suo primo giorno di prova e non aveva un posto per la notte.
Per me la giornata era stata molto faticosa, la voglia di camminare si riduceva sempre di più, un pò di dolori ai piedi facevano, insieme al peso dello zaino, sentire la marcia ancora più impegnativa, ma, improvvisamente, la serata prendeva un altro verso e si caricava di incredibile energia.
Nell'ultimo mese spesso i miei pensieri andavano alle domande che mi avevano rivolto le persone che mi avevano ospitato, le persone comuni come i parroci o i pastori evangelici, andavano alla lettera che una pellegrina aveva scritto sulla newsletter di una libreria del nord a cui sono iscritto.
Michel e Brigitte durante la sera in cui mi avevano ospitato ad Hoenvestedt mi avevano chiesto se, visto che loro avevano deciso di ospitare uno sconosciuto, al mio ritorno a casa, anche io mi sarei sentito di fare altrettanto con chi avesse  avuto bisogno... bella domanda e difficile la risposta. In certe situazioni bisogna trovarcisi per poter dire come reagiremmo, comunque, avevo promesso che al termine del cammino forse avrei potuto rispondergli. Successivamente ne avevo parlato con il pastore di Alestedt che mi aveva raccontato di tutti quelli che aveva ospitato, pellegrini e non.
Io durante questo tempo avevo riflettuto sull'argomento e avevo visto il problema dal lato opposto; io ero uno che stava camminando, stanco e con lo zaino sulle spalle, quindi un individuo, comunque, con una sua caratteristica, positiva o negativa non so, ma identificabile, c'era quindi già una selezione, forse, a vantaggio mio. Stesso discorso per l'ospitalità dei Servas dove, comunque, si ospitano persone iscritte alla stessa associazione, che, teoricamente, forniscono delle garanzie, anche in questo caso c'è un ulteriore selezione.
Allora io avrei potuto rivolgere a me stesso o a Michel e Brigitte la domanda: ma voi lo avreste ospitato un cittadino qualunque che si presentasse alla v.s. porta senza avere lo zaino e senza essere in cammino?
Ieri sera, pensando spesso all'opera di Ortwin Mushall, l'introspezione, una lunga corda di legno che  si torce in mille curve, nel momento che Assan si è seduto al tavolo per cenare con me, ho realizzato  che si stava materializzando la situazione  a cui avrei voluto dare una risposta: il cittadino comune che chiede ospitalità, quello con lo zaino INVISIBILE, ma molto più grande e pesante del mio.  Io sono in viaggio per un cammino, per lavoro, per diletto ma quando voglio posso decidere di fermarmi e tornare a casa mia, ai miei affetti, lui è in cammino da trenta anni e forse nella sua terra tornerà solo alla fine...
Sulla lettera della pellegrina che apre e chiude un'altra pagina e altri aspetti del cammino tornerò più avanti, ma la serata di ieri è stata una grande iniezione di energia, con molte certezze in più, per proseguire il mio cammino. Ora, però, non posso abusare dell'Ospitalità del parroco e devo lasciare, vado a preparare la cena e poi a letto per affrontare... forse, la neve di domani.
Buonanotte, Nino

lunedì 17 settembre 2012

Domenica 16 settembre,
ciao a tutti. Approfitto della gentilezza di un abitante di un alpeggio stupendo in località Chietres, dove mi trovo questa sera, che mi ha dato la sua connessione per scrivere il post.
Domani infatti, se hanno capito bene la mia richiesta, sarò ospite della parrocchia cattolica di Martigny, dove, probabilmente, non avrò connessione e non so, la stessa, come sarà nelle tappe fino al passo del G. S. Bernardo.
A qualcuno, a questo punto, i conti non torneranno, perchè penserà che dovevo essere più indietro (ma io l'avevo detto che certe conferme le avrei date solo con due giorni di anticipo!), anche io pensavo di essere, oggi, ma anche ieri, in altre località. In questi ultimi giorni di permanenza nella bellissima Svizzera, devo continuare a fare i conti con le sistemazioni notturne e quindi devo adattare i miei programmi alle ospitalità disponibili; risultato è che sono venute fuori due tappe molto lunghe, sia ieri che oggi. Ieri da Gran Manard a Vevey e oggi fino a Chietres. La tappa di ieri è stata molto bella e faticosa, ci sono state salite, un buon sole e la discesa a Vevey, bella cittadina sul lago Leman, molto viva e ricca di eventi culturali. Proprio ieri si apriva un'interessante mostra sull'immagine e la fotografia con esposizioni distribuite in sedi diverse, più numerose opere, dislocate in luoghi all'aperto nei vari punti significativi della cittadina.
Ieri la sistemazione l'ho trovata nel locale spartano per i pellegrini (2 posti) ricavato dietro la chiesa cattolica di Notredame, una grande chiesa gotica a due passi dal lungolago di Vevey, amministrata da un parroco polacco.
Colgo l'occasione per ringraziare il vice presidente di AIVF  che ieri sera, gentilmente, mi ha telefonato per avere le mie impressioni sul percorso e sulla ospitalità nel tratto svizzero. Voglio ancora una volta sottolineare il valido lavoro svolto da Aivf e dai suoi collaboratori sia per questo cammino che per il recupero della Via Francigena, grazie a cui ci sarà la possibilità, sul tratto italiano, di percorrere alcune varianti al percorso ufficiale, molto interessanti dal punto di vista storico e paesaggistico, accompagnati da rappresentanti locali che illustreranno i vari aspetti.
Oggi, dopo aver percorso i primi km sul lungo mare fino al bel castello di Chillon, il paesaggio è cambiato notevolmente, non più solo pascoli e coltivazioni di seminativo o frutti ma, specialmente a Yrvone, vitigni sulle balze costruite nell'antichità dai monaci, e diventate, oggi, grande fonte di lavoro e ricchezza. Una bellissima uva bianca e nera ormai matura per essere raccolta; intorno a questa prima fascia di colline, punteggiate da bei borghi e castelli ben conservati, a cingere le valli e il lago di Leman, montagne vere e proprie, alcune più verdeggianti e dalle linee più morbide, altre rocciose e aspre.



















L'alpeggio dove mi trovo oggi è, invece, leggermente fuori rotta rispetto al tracciato della francigena ed è a metà strada tra il paese di Ollon, dove avrei ultimato il percorso di oggi, e St:Maurice, dove transiterò domani. 
Buonanotte, Nino


venerdì 14 settembre 2012

venerdì 14 settembre,
ciao a tutti. La giornata è iniziata con un bel cielo sereno. Il magnifico borgo fortificato di Avanches era molto silenzioso a seguito dell'importante manifestazione nazionale d'equitazione che si svolgeva fuori dal centro e che aveva attirato la gran parte della popolazione. Ho fatto una breve visita del suo castello e sono partito in direzione di Grange Marnard. Anche oggi ho dovuto modificare la tappa in funzione dell' accomodamento, rendendola un poco più corta del previsto, 25 km. L'itinerario è stato molto bello e  ha permesso anche la visione, dall'esterno, della stupenda Abbazia di Payern, da dove il percorso si è sviluppato lungo l'omonimo torrente, molto bello e con le sue sponde bordate da betulle e pioppi. Nel pomeriggio sono arrivato a destinazione, un villaggio non molto grande ma diviso in due parti dalla ferrovia e, immagino, dalla storia, visto che le due parti hanno nomi simili, Grange Manard e Manard . Avevo trovato sistemazione in struttura interessante dove si dorme sulla paglia con il proprio saccopelo, ma  transitando nell'altra parte del paese ho letto la descrizione, su un pannello, di una chiesa romanica e così ho deciso di visitarla. Davvero bella, essenziale come le piccole chiese del periodo, con la particolarità di avere un tetto a tronco di piramide rivestito di piastrelle multicolori prodotte nel 700 in Italia, davanti all'ingresso una quercia di dimensioni importanti, intorno i pascoli con le mucche. Arrivato davanti alla chiesa ho incontrato Tierry, che mi ha chiesto informazioni sul mio viaggio e mi ha detto che il parroco ospitava i pellegrini (non in via ancora ufficiale)








Di fronte all'opportunità di poter parlare con questo pastore, Dimitri, molto giovane, che, presto, diventerà padre di un bimbo, ho preferito annullare la prenotazione e rimanere nell'antica casa parrocchiale da dove sto scrivendo ora. 
Buonanotte, Nino

giovedì 13 settembre 2012

giovedì 13 settembre,
ciao a tutti. Ieri è stata una  giornata abbastanza negativa e con molte difficoltà anche per la connessione. La mattina, seguendo il consiglio della Sig.ra Trezzini (che ringrazio per la sua costante e puntuale assistenza su questo cammino) e approfittando della presenza di un buon complesso ospedaliero a Solothurn, ho deciso che era il momento di capire meglio quali fossero i rischi legati al mio dolore ai denti. Efficienza incredibile, sembrava che li avessero avvisati del mio arrivo, non ho fatto in tempo a sedermi in sala d'attesa che nel giro di 7 minuti avevo già incontrato due addette alla reception ed un dottore: risultato, diagnosi lampo, con la tessera  sanitaria italiana non ho dovuto pagare nulla e per prescrivermi un antibiotico e visitarmi, senza poter fare altro, vista l'infiammazione in atto e la necessità di ricostruire il dente distrutto, il dentista, nonchè responsabile del pronto soccorso, mi avrebbe ricevuto nel pomeriggio presso il suo studio privato pagando la modica cifra di 300 franchi e poi avrei dovuto interrompere il cammino per rientrare in Italia e sistemare la faccenda!
Ho salutato e ringraziato molto ma mi sembrava che avessero visto un bel film, sopporterò per una settimana e ovvierò con antibiotici naturali (per i quali non serve prescrizione medica, vedi propoli e aglio) e arrivato in Italia avrò quello che mi serve senza interrompere nulla.
Così in tarda mattinata, con una leggera pioggia, sono ripartito in direzione Lyss; una volta disceso il bell'altopiano del Giura non ero rimasto favorevolmente impressionato dalla valle che vedevo sotto di me, a parte il fatto che conoscevo la fama di Soletta, ieri non avrei scommesso sulla tappa che andavo a percorrere. La lettura della mappa non mi faceva immaginare nulla di esaltante ed invece il percorso si è rivelato molto interessante, le colline che si sviluppano lungo la sponda orientale del fiume Aare sono veramente belle, ho attraversato alcuni villaggi che sembravano musei a cielo aperto, con diverse fattorie di assoluto pregio. Tutto molto diverso per estensione, per produzione colturale e per la tipologia dei fabbricati; non ci sono grandi terreni destinati a seminativo ma coltivazioni di varietà orticole e  piccoli frutteti oltre ai pascoli di bovini. Diversi ed interessanti gli allevamenti di cavalli e le scuole di equitazione, ma le abitazioni e i locali da lavoro sono la nota più evidente ed l'elemento caratterizzante di varie aziende. Grandi fabbricati d'epoca con la struttura superiore, a volte, interamente in legno, con intagli particolari e grande attenzione e  cura dell'ambiente intorno; mucche e cavalli nei recinti in mezzo ai villaggi e ragazzi a cavallo sulle carrareccie con i loro istruttori .
Ieri sera, abbastanza tardi, sono poi arrivato a Lyss (26 km), le campane delle due chiese battevano l'ora senza sfasamenti ma i loro parroci erano introvabili, alcuni fedeli che stavano lavorando nella parrocchia cattolica mi hanno confermato, dopo avermi chiesto notizie della mia provenienza, che non era possibile dormire, neppure in terra. Così ho "scelto" per un accomodamento tradizionale, con il classico si casca sempre in piedi, magari un pò più leggeri...
Oggi  ho deciso di prendere il toro per le corna, anche se la voglia di camminare non aveva uno share molto alto, e ho fatto 35 km per ragiungere Avenches, dove avevo due opportunità simpatiche ed economiche, una delle quali mi ha confermato la disponibilità. Una bella fatica, ripagata dal paesaggio attraversato, dalle belle fattorie e dai loro alberi carichi di frutta, che al solito è venuta bene nel momento di necessità. Ho visitato il bel borgo fortificato di Murten, sul lago Morat, dove proprio oggi si svolgeva una festa con presentazione e vendita di prodotti tipici .
Ma più bello è stato arrivare a Avenches dopo le 18, ora per noi un po' triste in questi luoghi, visto che chiudono tutte le attività, ma bellissima per fare le foto ai monumenti perchè non ci sono intralci di nessun tipo.
Questa sera mi trovo nell'ostello della gioventù di Avenches, ricavato in un vecchio edificio ai margini del centro storico, con una bella fontana proprio di fronte e un favoloso lavatoio d'epoca; questo è anche l'ultimo ostello di cui potrò usufruire prima di rientrare in territorio italiano e posso affermare che l'esperienza in queste strutture è stata una valida soluzione dall'Islanda a qui, sempre con livelli di comfort e affidabilità decisamente in sintonia con il prezzo corrisposto.
La notizia più interessante è che, avendo voluto fare, oggi, una variante alta sopra Murten, ho potuto scoprire che la pioggia dei giorni scorsi , in quota, è caduta sotto forma di NEVE, olè!
Stai a vedere che da qui al San Bernardo mi tocca comprare le ciaspole... l'avevo detto che andavano portate! Speriamo invece che non servano...
Buonanotte, Nino

martedì 11 settembre 2012

martedì 11 settembre,
ciao a tutti. Questa sera è difficile stare davanti al pc a scrivere il post, sono a Solothurn o Soletta, cittadina interessante,  con un bel centro storico ricco di monumenti e fontane che si trova lungo il fiume Aare ai piedi del gruppo del Giura, conosciuta e amata per gli eventi culturali che si organizzano.
Sono in un piccolo e semplice hotel accanto all'ostello che oggi era full. Dalla mia finestra posso ascoltare belle musiche che provengono dalla piazzetta vicina dove stanno festeggiando un evento a legato ad un locale vicino. Fino ad un'ora fa ero con loro ed un gruppo di ragazzi che suonavano per strada, una bella situazione davvero!
Qualche ora prima, dopo aver fatto tappa all'ufficio del turismo per la ricerca di una sistemazione economica, sono passato accanto alla Cattedrale di S.Orso e da  un vicolo arrivava una musica che era impossibile lasciasse indifferenti, così come il flauto ipnotizza il serpente e lo attira a sé mi sono avvicinato e ho scoperto un locale club, rivendita di strumenti musicali e prodotti musicali, che aveva improvvisato un concertino con un trio di chitarristi slovacchi davvero incredibili, c'era un bel clima aiutato anche da bicchieri di birra che correvano, ho passato qualche momento con loro e poi ci siamo salutati, ma finita la cena la tentazione era forte e sono tornato a vedere se erano ancora là.  Penso che tra poco potrò di nuovo ascoltarli sulla piazza, impossibile non andare!
La tappa di oggi, 27 km più altri in giro per Soletta,  è stata tranquilla e molto bella nella parte iniziale. Questa mattina ho riordinato il "rifugio di città" a Moutier, singolare situazione, un tipico, piccolo rifugio in mezzo alle case a 100 mt da una splendida parete, gli arredi e l'atmosfera tipici della capanna di montagna e alle pareti le foto di tante arrampicate su quella roccia, che, in passato più che mai, sarà stata il sogno di ogni ragazzino del paese che passava le ore con gli occhi incollati sui più grandi che si allenavano per mete più prestigiose.
Dopodichè, via per monti; belle mulattiere, costruite per lavoro e non per gioco, sempre a pendenza costante per non affaticare uomini e animali, sotto la valle con i suoi ricchi pascoli, trattori che già da alcune ore si muovono sulle strade di servizio, un capriolo che mi sente e corre a nascondersi nel bosco, le poiane già stanno alte e, bella sorpresa, il tipico abbaio del capriolo nel bosco di faggi che mette in allarme il resto del branco, il vento è a favore, mi hanno sentito.










Oggi, e già ieri lo avevo osservato sulla parete, mi sembrava di essere a casa, sulle mie montagne, le Alpi Apuane, le montagne bianche, camminavo nel bosco che mi sembrava incredibilmente familiare, calcare sotto la poca terra e boschi di faggio, come in Toscana. Poi, arrivato sul passo, il tempo è cambiato, erano le 13, ora classica per il temporale del pomeriggio, una breve pioggia ma il sereno non è più tornato. Improvvisamente, a Oberdorf, l'incantesimo è finito, davanti a me una grande piana, cittadine e zone industriali, si scende verso Soletta ma il percorso è bello, sempre tra i boschi, le fabbriche rimangono ai margini, per qualche giorno sarà un ambiente diverso, in piano, lungo l'Aare e il lago di Morat.
Ora però fuori non piove più, la musica ha ripreso a suonare, si sentono le risa della gente, è di nuovo..sereno, è ora di andare (detto così mi sembra di essere Alessandro Haber in una bella scena di un famoso film di Pieracioni), il trio slovacco suona...
Buonanotte, Nino


Lunedì 10 settembre,
ciao a tutti. Pensare che io mi facevo dei problemi per qualche variante che prevedesse delle salite, ma le tappe che sto affrontando in Svizzera, con i loro saliscendi e i 27 km giornalieri (e 23 kg di zaino) sono ben più faticose di quanto fatto finora!
Qualcuno, tempo fa, mi faceva notare l'allenamento che, sicuramente, io avevo acquisito con tutti i km fatti nel cammino. Certamente, in fatto di resistenza, è stato un bell'allenamento, ma posso dire che camminare in montagna è un modo più completo per tenere attive le varie parti del corpo; quando si cammina in piano, e per lo più su fondo regolare, si fanno lavorare solo alcuni muscoli delle gambe e poco le articolazioni delle caviglie, per non parlare delle piante dei piedi sull'asfalto; molto diversa è la situazione in montagna dove tra salite, discese e terreno sconnesso vengono sollecitati molti muscoli e le varie articolazioni.
Così in questi primi giorni in territorio svizzero è stato necessario riabituare il corpo ad un'attività diversa e più intensa che, sinceramente, a fine giornata si è fatta sentire. Il caro Pasquale, che si era preoccupato di poter disturbare il mio riposo con il suo russare, credo che dopo queste due tappe non avesse più nemmeno la forza per rumoreggiare nel sonno e questa sera, davanti ad una birra fresca, quando ci siamo salutati in stazione, l'ho visto abbastanza provato.
Parlando di attività, volevo, invece, mettere in evidenza la quantità di tedeschi, più o meno giovani, che ho incontrato in tutta la Germania che praticano il Nordic walking, esercizio fisico che consiste in una camminata a ritmo sostenuto con l'uso dei bastoncini da trekking o anche di sci senza rotelle.
Da noi è ancora poco diffuso ma è una pratica sportiva che ha enormi vantaggi, per la correzione della postura e per la possibilità importante di fare attività senza avere infiammazione alle articolazioni come spesso avviene nella corsa, oltre a far lavorare anche le braccia e le spalle; qui non si fanno problemi a farsi vedere in giro con i bastoncini, in Italia, invece, molti non amano ancora mostrarsi con questi attrezzi.
Tornando, invece, alla n.s. quotidiana, almeno fino a novembre, attività del camminare, questa mattina ci siamo svegliati di buonora, scoprendo una fitta nebbia che faceva immaginare una giornata di bel tempo e così è stato. Sole, cielo limpido e temperature estive; l'inizio della tappa, dopo avere attraversato il paesone di Delemont, che incominciava a svegliarsi, è avvenuto risalendo un bellissimo bosco misto di faggi e abeti bianchi dove l'aria, ancora carica dell'umidità del temporale notturno, creava, con il sole che filtrava tra i rami, magici giochi di luce, situazione ideale per fare foto. In circa un'ora e mezzo abbiamo raggiunto il villaggio di Courrendlin, dove ci siamo fermati a salutare il parroco della chiesa cattolica, l'abbe Maurice, persona simpatica, come anche la sua assistente, la signora Pinuccia, di origini italiane, che ha voluto, poi, camminare per un breve tratto con noi.
Il Parroco è stato molto gentile ed ospitale e sia lui che la signora avrebbero voluto invitarci a pranzo, ma i km da percorrere e il treno che avrebbe riportato Pasquale in Germania ci aspettavano (e si vede che ancora non avevano letto il blog, altrimenti, col cavolo che mi invitavano). Sia per il suo modo di fare che per le esperienze vissute penso che aver prolungato la visita all' abbe Maurice sarebbe stata un'occasione di confronto interessante; come ha potuto constatare anche il mio amico, ancora una volta, si sono rivelati assai diversi il senso di ospitalità e il modo di affrontare le stesse situazioni tra i parroci di parrochie minori e le sedi più importanti.
Ciò che è accaduto al monastero di Marianstein, onestamente, mi ha parecchio deluso, nello stesso modo in cui si era verificato a Limburg. In un monastero, sertirsi dire che non c'è posto è abbastanza ridicolo, due persone su un pavimento occupano, davvero, poco spazio. Ma a parte ciò, è stato deludente, ancora una volta, l'atteggiamento di totale indifferenza mostrato da alcuni amministratori della chiesa, come il padre benedettino che ha guardato le credenziali con lo stesso interesse dell'impiegato di un ufficio pubblico, quando si va a presentare un documento, che lo osserva facendo trapelare dalla sua faccia che non servirà a nulla (ma lui non è un normale impiegato); non solo, ma credo che il religioso sia stato una delle pochisssime persone che non abbia rivolto domande in merito al cammino. La mattina seguente, poi, prima di partire per Delemont, ci siamo recati in chiesa e lo stesso padre ci ha visti e non ci ha degnati di una parola, lo stesso sorriso stampato alle 18 del pomeriggio come alle 8 del mattino...
Ricordo ancora, quando sono giunto a Hesselbach e cercavo una sistemazione, nonostante le gasthof preannunciate, che ho incontrato una ragazza che innaffiava i fiori alla lapide dei caduti in guerra. ho pensato che chi si occupava di un tale compito potesse essere una persona sensibile e disponibile, il suo portamento faceva pensare ad una ragazza riservata e un poco timorosa, ma ho deciso, ugualmente, di domandare. E' stata, subito, molto gentile ed interessata al cammino ed ha coinvolto la madre ed un'altra ragazza in ricerche e telefonate per trovare una soluzione; la situazione è andata avanti per venti minuti e capivo dai loro sguardi e dai gesti che avrebbero voluto ospitarmi ma non si sentivano sicure. Alla fine, con dispiacere, non hanno potuto aiutarmi, ma si leggeva negli occhi della ragazza la condizione di imbarazzo per una soluzione diversa che avrebbe voluto offrirmi e mi ha proposto di prendere del cibo.
Io ho ringraziato, comunque, e sono andata alla gasthof vicina, l'unica, con cui ho concordato un prezzo più accessibile per la notte. L'indomani, passando, di nuovo, accanto alla casa della ragazza, mi venne incontro un giovane, forse il compagno o il fratello, che mi porse la mano e si presentò, scusandosi per la sera prima e chiedendo se avessi bisogno di fare colazione, per me è stato come se mi avesse ospitato comunque, davvero un bel gesto.
Posso capire e, in parte condividere, lo scetticismo dei religiosi nei confronti dei “pellegrini moderni” (le statistiche dicono che l'80% dei pellegrini fa i cammini per motivi storico culturali e il 20% per quelli religiosi, quindi i dubbi sono legittimi) ma penso che proprio loro dovrebbero essere i primi a non dare niente per scontato, come sempre ci hanno insegnato, e a dare una possibilità a chi chiede ospitalità, mettendolo alla prova. Così è stato in diverse parrocchie dove ho alloggiato, quando mi hanno offerto di dormire per terra sul mio materassino, diversamente, chi pretendesse un letto allora può anche andare in albergo, ma decidere di non offrire ospitalità a chi sta camminando da tre mesi mi sembra contro ogni principio religioso, altro che essere impazienti come qualcuno mi ha detto!
Tornando alla ns tappa, abbiamo poi ripreso il cammino, assicurando al parroco che lo avrei aggiornato sul viaggio e abbiamo preso a salire in modo deciso e costante lungo una bella mulattiera, prima nei boschi e poi in mezzo a meravigliosi pascoli verdissimi. Tante le mucche a ruminare, sdraiate sui prati con i loro vitellini, e tante, come non mai, le poiane nel cielo.
Un bello spettacolo che ci ha ripagato della fatica fatta. Poi l'ultima e lunga, nonché ripida discesa nel bosco, dove qualche larice comincia ad ingiallire, che ci ha permesso di raggiungere Moutier.
Salutato Pasquale, mi sono diretto verso il centro dove ha sede la sezione del Club Alpino Svizzero di Moutier e dove alloggio questa sera; una piccola Cabanne sulla riva di un fiume limpido, sovrastato da importanti pareti di calcare e palestre di arrampicata, fuori un tavolo con le panche e alcuni signori montanari e soci del Cas che trascorrevano qualche momento con la compagnia di bicchieri di vino e profumato formaggio di alpeggio. Sono stato subito invitato a consumare il cibo offerto, qualcuno che parlava inglese e altri che, per ragioni diverse, conoscevano l'italiano, hanno mantenuto viva la conversazione, è stato un bel momento conviviale, poi loro sono andati via e mi hanno lasciato la “cabanne” a disposizione, con ambienti molto accoglienti, una bella cucina e dodici posti letto. Nel frattempo il caro Sergio, chef della sezione, di lontane origini piemontesi, dopo aver, inutilmente, cercato di procurare il timbro della parrocchia cattolica da apporre sulle credenziali è ricomparso dopo qualche ora, felice per averlo recuperato e poter completare l'operazione, grazie.











Domani altra tappa interessante, che mi farà conoscere un altro pezzo della verde Svizzera, fino alla cittadina di Solothurn.
Buonanotte, Nino