giovedì 26 luglio 2012


Mercoledì 25 luglio,
ciao a tutti, ieri è stato giorno di riposo come da programma, ma, effettivamente, la schiena stava accusando affaticamento e la pausa è arrivata al momento giusto. Oltre a questo motivo, Flensburg meritava una visita adeguata perchè è una simpatica cittadina di mare con begli edifici d'epoca e moderne architetture che si integrano bene nel contesto, creando interessanti contrasti nelle forme e nei materiali usati. Flensburg vanta una storia importante e il lungo periodo in cui era compresa nei confini della Danimarca ha fatto sì che si sviluppassero due culture diverse, danese prima e tedesca dopo, che oggi convivono tranquillamente anche con la popolazione di origine orientale che si è stabilita nella parte nordest, ai margini del centro, andando ad occupare interi quartieri e spazi commerciali.
A Flensburg si respira l'aria tipica dei posti di mare, c'è molta vitalità, molti turisti e gli esercizi commerciali fanno orari più simili ai nostri. Sicuramente ci sarebbe la necessità di soggiornare  qui qualche giorno perchè intorno alla città c'è subito molto verde e diversi sentieri che permettono di conoscere gli interessanti ambienti naturali di quei territori. Ho parlato di riposo ma, in realtà, ho camminato per buona parte della giornata, senza però la zavorra dello zaino, che è poi ciò che fa la vera differenza. Altra attività  importante che ho svolto, ieri, è stato di mettere ordine negli appunti sulle tappe islandesi e danesi, sui correttivi e su quanto servirà per fare una guida. Nel fare queste operazioni ho verificato la necessità di un futuro ulteriore sopralluogo in terra danese per sviluppare meglio la prima parte e quella intorno ad Aalborg. Ne approfitterò anche per tornare a salutare gli amici Servas (che già stanno male, se leggono, all'idea di mettermi a tavola).
Ieri sera, dopo la cena consumata nell'ostello, sono rientrato in camera dove già alloggiava un ragazzo tedesco. Intorno alle 22 sono arrivati due ragazzi tedeschi molto tosti, Giulios e Rick, una coppia esplosiva  (così si sono definiti a detta di Rick e ...probabilmente agli occhi degli altri). Il primo, quindicenne con grave handicap nella parte inferiore del corpo che lo obbliga a muoversi sulla sedia a rotelle e il secondo, di colore e più grande di età, suo tutore ed amico. Il bello è che sono arrivati in bicicletta con carrello annesso per i bagagli ma la bici di Giulio è del tipo modificato, che ha i pedali nella parte alta azionati con le mani. Per il poco tempo che ho potuto vedere e parlare con loro ho capito che Giulio è un ragazzo molto bravo e dotato e che ha grande forza di volontà, tanto da essere il promotore di queste vacanze dinamiche; è stata un esperienza molto interessante incontrarli e questa mattina alla mia partenza, quando ancora dormivano, ho voluto lasciare loro un piccolo pensiero per salutarli.
Come avevo immaginato, la vita e l'ambiente di Flensburg erano solo una parentesi occasionale rispetto all'aria che si respira sul resto del cammino; appena usciti dalla città si è tornati al paesaggio della campagna ed ai suoi silenzi. Nonostante sia abbastanza diversa da quella danese, meno piatta, con più boschi di latifoglie e meno mucche al pascolo, anche qui ci sono molte fattorie, ma solo alcune datate ed importanti e andando verso l'interno si possono ancora incontrare le case con il tetto di canniccio.












Oggi, da Flensburg a Sivierstedt erano, sulla carta, solo 22 km (chissà da dove li considerano e come li misurano perchè sono sempre di più e ...il gps non sbaglia... conta anche i mt. per andare in bagno), ma è stato anche il primo vero giorno di caldo con temperature decisamente più alte, discreta umidità nell'aria e il cammino si è fatto, quindi, più pesante. Pensavo che in Germania la situazione della ricettività fosse migliore e più semplice ma almeno nel nord ancora c'è da lavorare. Quando c'è la possibilità di dormire presso le parrocchie luterane, si deve avvertire il giorno prima con telefonata dalle 10 alle 12 e sperare che dall'altra parte qualcuno conosca l'inglese altrimenti diventa impossibile che ci diano l'ospitalità (altro che credenziali!). Ieri tre tentativi sono andati a vuoto, compreso un campeggio dove il proprietario non parlava inglese e così, questa mattina, nell' ipotesi di dover organizzare un altro bivacco a 80 cm. da terra, mi sono comprato una mantella per coprire meglio il saccopelo. Sono partito senza sapere esattamente dove sarei arrivato ed infatti sono andato al paese successivo a quello programmato, mettendo insieme, tra ricerche e varianti varie, anche oggi 34 km.
Arrivato a Stenderup, dove la mappa riportava un Hotel o qualcosa di simile, come già accaduto in Danimarca, le indicazioni scomparivano e stavo già studiando dove accamparmi  (senza troppo entusiasmo, a dire il vero, e con pochi viveri), quando ho incontrato chi mi ha dato le informazioni necessarie e con altri 2 km sono arrivato a destinazione ma.... era tutto esaurito ! A quel punto ho detto che avevo il saccopelo e così mi hanno dato una  chiamiamola dependance, con letto all'orientale, cioè in terra , ma accompagnato da una doccia bollente e cena proteica che mi ha rimesso in forze. Domani, tappa breve (dicono) e arrivo a Schlewig, in ostello.
Buonanotte, Nino

martedì 24 luglio 2012


Lunedì 23 luglio,
ciao a tutti, sono in Germania, oggi intorno alle 15 ho attraversato il “confine”, ancora evidenziato dalla sbarra rossa e dai pilastri numerati in pietra, intorno pannelli didattici che illustravano quale fosse il posto di controllo molti anni fa ed altri pannelli che mettevano, invece, in risalto le bellezze naturali e non del territorio intorno a Flensburg, meta della mia tappa odierna. Anche in Germania piste ciclabili ben distribuite e mantenute, in qualche tratto larghe anche come la carreggiata per le auto e, soprattutto, una buona segnaletica per il proseguio dell'Harvejin route e per i ciclsti. L' ambiente naturale è molto simile a quello appena lasciato anche se più collinoso e si vedono già tetti di case ricoperti da pannelli solari che qui saranno una voce importante per l'energia  nazionale come lo sono le pale eoliche ampiamente diffuse in Danimarca.
Ieri sera ho degnamente concluso l'esperienza danese, quale ospite di una simpatica e bella famiglia che alloggiava nello stesso ostello e che mi ha invitato ad assaggiare la loro cucina (non sanno quale rischio hanno corso…). Questa mattina, dopo aver inviato il post sul blog, sono ripartito per l'ultima tappa danese che mi ha permesso di vedere e attraversare un altro bel ponte medievale a 2 arcate e l'interessante chiesa di Bov, borgo alle porte di Flensburg. Dopo alcuni km lungo le piste ciclabili che corrono nella parte alta di questa cittadina portuale, sono arrivato finalmente sul bordo del fiordo che ospita il porto turistico e mercantile circondato da case d'epoca di vario stile e colore. Qui mi aspettavano Fred Hasselbach e sua moglie, una coppia molto simpatica e affabile che si occupa dell'organizzazione dei cammini e di tutti i suoi aspetti nella Germania del Nord per conto della Compagnia di S. Jacob e che sono stati estremamente preziosi nel darmi una serie di informazioni per la prosecuzione del cammino e per l'organizzazione dei posti tappa.
A proposito di posti tappa quali herberg, shelter e altri termini legati allo sviluppo di questo cammino volevo spiegarvi meglio, visto che sto per chiudere il capitolo Danimarca, come e perchè il percorso, in questa nazione, è stato sviluppato in questo modo e cosa significano certi termini.
L'idea iniziale, per come la storia ci racconta l'origine di questi  percorsi prevalentemente di natura religiosa, era di seguire, nel tratto danese, un percorso più diretto possibile da Hirtshalls a Padborg utilizzando ospitalità economica presso ostelli, fattorie e b&b (qua le parrochie luterane non si sono ancora attrezzate in tal senso). Durante le ricerche, mi sono imbattuto nell' Harvejin route o sentiero delle armi che, nato per il transito degli eserciti e dei mercanti, diventò molto importante per i popoli del nord che lo utlizzarono per i pellegrinaggi verso sud a Santiago e verso nord a Thordheim (per venerare la tomba di S.Olaf, importante re norvegese deceduto sul campo). A quel punto, verificando le epoche, ho compreso che anche l'abate Nikulaus lo aveva percorso per scendere a Roma e proprio camminando su l'Harvejin ho potuto averne la conferma perchè il suo diario è citato come la prima fonte ufficiale e dettagliata che descrive tale itinerario. Pertanto si trattava di collegare la parte nord a ciò che era già stato recuperato. Ma anche qui, come in Islanda, e come ho saputo oggi anche in Germania, il problema è la ricettività, perché probabilmente, fino a che non ci saranno grandi flussi di pellegrini, nessuno si esporrà con i finanziamenti per recuperare altri posti letto. Così, sia per verificare le strutture (herberg ), le distanze dichiarate e per tenere basso il costo del programma, ci siamo trovati a percorrere spesso 35-40 km al giorno o a dormire di nuovo in tenda (poi per non cadere nella tentazione l'ho rispedita in Italia). Gli Herberg si sono dimostrati efficienti ostelli per la loro pulizia, organizzazione e basso costo oltre alle belle cucine comuni messe a disposizione (quando è stato deciso il restauro di questo tracciato gli architetti sono andati a Santiago per prendere spunto dal modello spagnolo ultra collaudato).
Abbiamo camminato su piste ciclabili a bassisima densità di traffico ed in altre meno, su strade di campagna dove non passava nessuno, su vecchi tratti di ferrovie locali dismesse e riadattate molto bene per le ciclabili o per gli escursionisti, in ambienti molto suggestivi (si attraversano boschi, corsi d'acqua e zone acquitrinose). Abbiamo anche fatto l'esperienza di dormire in uno shelter,  tra i più spartani incontrati. Queste aree attrezzate con strutture in legno per dormire, come avrete visto nelle foto, con tavoli, braciere e bagno ecologico sono una valida alternativa locale per passare una vacanza spendendo solo per i viveri e stando nella natura e possono anche essere un modo per spezzare le tappe ma penso che, così facendo, si renda necessaria la tenda e il saccopelo, oltre ai viveri, perchè potreste trovare i posti occupati dai locali o non trovare le coperture, in alcune aree, per dormire.
L'alternativa a quanto sopra sono gli hotel kro che hanno costi e situazioni poco coerenti con certo tipo di esperienza. In Danimarca, invece, non si è presentato il problema degli approvigionamenti perchè in alcuni luoghi si trovavano supermarket aperti fino alle 20. Sia l'itinerario islandese che questa parte di cammino possono essere quindi percorsi a piedi, con buon spirito di adattamento (ma altrimenti che Cammino sarebbe?) e volendo anche in mountainbyke.
Ora sono in terra tedesca e vedrò che cosa mi riserverà di nuovo un mese intero. Posso dire che  l'impatto con Flensburg e il movimento di persone riscontrato è stato forte, non ero più abituato a questa confusione (relativa) , ma già da domani mi sposterò in zone meno conosciute turisticamente e probabilmente incontrerò situazioni più tranquille. Attualmente mi trovo in un Youth Hostel a fare colazione in mezzo a giovani studenti di varie nazioni.














Tornando per un attimo, con la mente, alla Danimarca penso prima di tutto a Jasper, i suoi amici e poi a Mogens e Marianne, a Tobia e Jasmine (pellegrini con mantello e bisaccia che avevano lasciato la loro abitazione, una barca, per percorrere l'harvejin route), a Corrado oste italiano, alla signora gentilissima che il secondo giorno di cammino sotto il sole delle 14  ci è venuto incontro offrendoci due gelati, alla calma surreale dei paesi di campagna, alle tantissime pale eoliche di una misura non troppo impattante, al ponte blu di Aalborg che si solleva, bloccando tutto il traffico cittadino delle ore di punta per far passare barche a vela di 6mt., a quanto sarebbero inferociti gli italiani se la mattina o la sera capitasse a loro, alle tantissime mucche che passano la vita in pochissimo spazio, a parte l'ora di libertà, a mangiare e essere munte, alla sorprendente  vecchia stazione dismessa di Bindeballe dove hanno realizzato una cucina comune ad uso degli escursionisti che possono usarla liberamente e campeggiare sul terreno intorno, al senso del bene comune, ai servizi di alto livello che lo Stato offre ai cittadini, alla quantità di prodotti sani e freschi che le fattorie producono e alla quantità di fast food che ci sono in giro, e ai ragazzi che ingrassano di quel materiale consumato, ciao grande popolo di un piccolo verde paese.
Buonanotte, Nino   

lunedì 23 luglio 2012

domenica 22 luglio,
ciao a tutti. Giornata tranquilla, sole, temperature più alte, la campagna ed un bel ponte fatto con blocchi di granito nel medioevo, uno dei tre conservati sull'Harvejin route, oltre alla deviazione fatta per visitare la bella e diversa chiesa di Kiplev. Alle 17 sono arrivato all'ostello, Herberg, di Kiplev, all'interno di una bella fattoria con i locali destinati ai pellegrini ricavati anche questa volta in una grande stalla. Al centro del cortile come per tutte le fattorie più grandi incontrate, un' antica maestosa quercia, e la casa padronale a completare il quadro, questa volta con il suo bellissimo tetto in canniccio ed erba. Oltre a questo anche una buona connessione concessa dai proprietari e così sono a scrivervi per l'ultimo giorno di permanenza in Danimarca, da domani si comincia a camminare in terra di Germania.
Vorrei cominciare salutando, so che mi stanno leggendo, Immacolata e Franco Steri che pochi giorni prima della partenza per l'Islanda mi hanno scritto alcune parole che nei momenti di difficoltà (ma anche di successiva soddisfazione) si sono verificate quanto mai realistiche.









L'altra sera, dopo aver completato e spedito il pizzablog, sono uscito dal locale che stava chiudendo, erano circa le 21 e mi sono incamminato in cerca di due bed&breakfast che erano menzionati su un pannello informativo dell'Harvejin route. Nulla, nessuna indicazione e le persone non ne sapevano niente (già accaduto in precedenza con gli youth osthel). L'hotel Kro (in Danimarca sono definiti così quelli di lusso o ricavati in dimore storiche) è troppo costoso e non in sintonia con il cammino. Decido allora di recarmi nell'area attrezzata con gli shelter ma hanno tolto le indicazioni e allora con carta e bussola alla fine la trovo collocata in un bosco ma ... sorpresa, la volta che mi sarebbe stata utile non aveva i ripari coperti per dormire, solo acqua, tavoli e docce (potremmo definirlo shelter a 1 stella perchè avevamo già sperimentato quello a 2 e conosciuto quello a 4 stelle, chiaro che le medaglie le ho assegnate io e poi vi spiegherò meglio ). Torno sui miei passi, sono le 22 e anche il Kro, comunque, sarebbe già chiuso, così riprendo la ricerca dei b&b. Il cielo ha una colorazione di un rosso tenue davvero bella e penso che, nonostante tutto, con un cielo così, non potrà essere una cattiva nottata. Mentre cammino incontro un quarantenne nel giardino della propria bellissima casa e chiedo informazioni sui b&b, mi dice che la sua abitazione è uno di quelli, la situazione è alquanto anomala ma sto al gioco, non ho nulla da perdere. Mi accompagna in una dependance senza letto, senza bagno e mi chiede 300 korone, lo guardo sconcertato, ringrazio ironicamente e vado via rattristato da come si possa scendere così in basso per pochi soldi. La notte è serena, la temperatura buona e allora decido di tornare allo shelter. Ci sono già 4 tende montate e persone che dormono, tiro fuori il mio saccopelo, lo stendo sopra il tavolo e lo copro con il materiale impermeabile a disposizione, mi metto il cappello per la pioggia e mi corico. Non fa freddo, neppure a piedi nudi, e nel cielo un mare di stelle. Al mattino, nello stupore degli altri accampati per l'apparecchiatura insolita del tavolo, racconto quanto accaduto. Un simpatico cicloturista tedesco prepara, con il suo fornello, il caffè per tutti, ci scambiamo viveri e saluti, distribuisco le spille del cammino a tutti e mi rimetto in cammino per la nuova tappa. Posso dire grazie, complice il meteo favorevole, per aver  trascorso un esperienza bella utilizzando un apparente situazione di disagio, così, evidentemente, doveva essere, queste le persone che dovevo incontrare, sia quelle positive che quelle negative. Ancora una volta mi tornano in mente le parole di Immacolata, questo è il MIO Cammino e solo il MIO e lo sarà ancora di più quando sarò da solo. 
Buona giornata, Nino    

sabato 21 luglio 2012

sabato 21 luglio,
ciao a tutti, finalmente sono riuscito dopo mille difficoltà a trovare la connessione ... grazie alla disponibilità di un pizzaiolo curdo in un paese danese dal nome difficile che mi ha fornito la sua chiave d'accesso. L'amico Gianni mi scriveva nei giorni scorsi di dare mie notizie e di non far stare sulle spine. Quando sono partito per l'Islanda, su consiglio di chi aveva già avuto a che fare con certe problematiche e dei negozianti che onestamente mi stavano aiutando, ho deciso di non comprare una chiavetta in Italia, per evitare il costoso roming , e di prenderne localmente negli stati che attraversavo. In Islanda nessun problema ma in Danimarca un negoziante di Aalborg si è rifiutato di vendermi una sim dati danese perchè non residente e neppure le mail indirizzate all'ambasciata italiana in Danimarca hanno prodotto risultati. I suoi rappresentanti ed il Console sono stati gentili e tempestivi nel contattarmi ma due di loro mi hanno confermato che era impossibile acquistarne da straniero mentre una terza mi ha dato indicazioni ma la collocazione di alcuni negozi (pochissimi) lontani dal percorso, l'arrivo nei centri abitati in ore in cui gli esercizi erano già chiusi e la totale mancanza di conoscenza di questi prodotti negli uffici postali hanno fatto il resto.
Certo è che non posso approfittare troppo della gentilezza di questo negoziante e vi invierò poche righe per dirvi che sono stati due giorni di cammino, in solitudine, pieni di incontri particolari e sorprendenti e tra questi anche il sole che sembra aver messo la testa a posto almeno per qualche giorno.
Ieri, camminando, pensavo ai pochissimi rapaci visti nei cieli danesi e alle loro fonti di cibo, specie i rettili. Fino a quel momento avevamo visto molti rospi sulle strade ed insetti oltre a topolini ma in quel preciso momento vicino ai miei piedi ho trovato nell'erba due rettili, uno intorno all'altro con livree molto diverse tra loro che mi hanno dato il tempo di metter a fuoco il disegno sul loro dorso, per un successivo riconoscimento, e che poi strisciando si sono nascosti nel bosco. Immagino dalla zona dove si trovavano e dal loro disegno che si trattasse di colubri e non di vipere. La tappa di ieri, tranquilla e senza altre particolari emozioni, si è svolta con un buon tempo e si è conclusa in un bell'Ostello o meglio definito Herberg (quelli sull'Harvejin Route) dove ero solo e il gestore, conosciuto il mio programma, ha deciso di regalarmi la sistemazione della notte. Oggi, il percorso si è svolto in una campagna particolarmente bella e ricca di testimonianze storiche e paesaggistiche ma la sorpresa è arrivata dopo due ore di cammino. Sono giunto ad un incrocio con la strada asfaltata e ho visto un cartello con la bandiera italiana sventolante che pubblicizzava una Boutique di vini selezionati italiani! Il locale si trovava sul mio percorso (ma sarebbe stato lo stesso se fosse stato distante) e così ho voluto visitarlo. Sono arrivato davanti ad una tipica casa di campagna danese e fuori bandiere danesi ed italiane come se si fosse vinto il mondiale di calcio, entro e vedo il gestore, dai tratti somatici ho capito subito che era danese come io sono islandese, ho chiesto in inglese se parlasse quella lingua e mi ha risposto in italiano: parlo molto bene il danese. Allora ci siamo presentati e abbiamo cominciato a parlare , il signor Corrado mi ha fatto un vero caffè italiano e mi ha mostrato i suoi prodotti e il suo locale, mi ha presentato la moglie Karina, danese, che parla abbastanza l'italiano e meglio l'inglese. E' stato un momento simpatico e abbiamo concluso la n.s. conversazione con l'offerta di un panino con prosciutto italiano e la mia promessa di ricordarli e di pubblicarli su facebook, sarà fatto e... qualcosa di più.







Ora devo andare a cercare una sistemazione per la notte perchè, oggi, in questo paese non c'è l'ostello e altrimenti ripiegherò per lo spartano shelter ad un km così ci avvieremo a concludere l'esperienza in questa nazione nello spirito danese. Alla prossima pizzeria per il post successivo, buonanotte Nino



  giovedì 19 luglio,
ciao a tutti, oggi Giovanni è in partenza, rientra a casa. Ci siamo salutati davanti all'Ostello del centro sportivo di Vejen dove abbiamo passato la notte. Un mese di faticosa, avventurosa, lunga esperienza e tante belle situazioni vissute insieme. E' riuscito, comunque, prima di questo giorno, ad aggiungere un altro buco alla cintura che, probabilmente, ora, appenderà nella sua stanza come si faceva con la stecca di legno che segnava i giorni del servizio militare.
Abbiamo percorso a piedi poco più di 700 km, un buon risultato... Ne restano fra 2900 e 3000 circa per arrivare a Roma, andiamo avanti, il Natale lo festeggeremo a casa senza alcun dubbio!
Potrei iniziare il diario di oggi con un indovinello danese: immaginate come sarà stato il meteo oggi?
Non aspettatevi un grande premio perchè la risposta è troppo facile...molto variabile e non sbaglierete!
Pioggia dall' inizio alla fine dei 31 km, salvo qualche breve interruzione. Di solito, nelle pause delle tappe si ha l'abitudine di togliere scarponi e calze per far respirare ed asciugare i piedi, oggi non è stato possibile e alla sera i piedi erano cotti e negli scarponi nuotavano le rane!
Sto scherzando perchè, invece, il materiale fornito da SCARPA (mod. kinesis gtx) è davvero ottimo, il goretex funziona a meraviglia e anche dopo ore sotto la pioggia la scarpa, seppure bagnata, all'interno è rimasta umida ma calda senza creare vesciche.
Ora veniamo, finalmente, a parlare della Danimarca. Non sarà un racconto con la descrizione di ogni giornata, sia perchè è trascorso del tempo, sia perchè, a differenza dell'Islanda dove il paesaggio mutava in modo evidente, in Danimarca, eccetto il primo giorno in cui abbiamo visto il mare, dopo si è sempre camminato nella campagna o su basse colline.
Siamo sbarcati il 7 luglio e dopo un veloce sguardo alle belle spiagge di sabbia chiara e al faro che stava scomparendo nella nebbia ci siamo diretti verso il centro di Hirtshalls. La prima differenza evidente è stata la tipologia e i materiali da costruzione diversi utilizzati per le abitazioni (legno e muratura) rispetto a quelle islandesi ed una cura molto attenta ai particolari nell'abbellire le finestre. Qua, anche se siamo scesi abbastanza di latitudine, la luce non è troppo intensa e le case non hanno bisogno di persiane per riparare le stanze dal sole e dal caldo (il clima è mite e la temperatura nei mesi estivi corrisponde alla ns. nei mesi di aprile-maggio), pertanto i proprietari possono divertirsi a decorare le finestre, dall'interno, con fantasia e gusto.
Un altro particolare importante è che ogni casa grande o piccola, senza giardino espone, sempre, una piccola bandiera danese, mentre quelle con il giardino hanno tutte il pennone per issare la bandiera quando le occasioni lo richiedono... come da noi!
Infatti, come dice, orgogliosamente, l'amico Mogens, i danesi sono un piccolo popolo che vive nella nazione più grande d'Europa (comprendendo anche la Groenlandia) e di ciò vanno molto fieri. Ci incamminiamo lungo la pista ciclabile che corre non lontano dalle dune e dal mare .Qua le piste e le persone che usano la bicicletta sono tantissimi. Sulle strade più grandi sono realizzate su entrambi i lati delle carreggiate e anche le strade di campagna, spesso, ne sono provviste.
Anche in Danimarca abbiamo previsto un percorso con andamento più diretto possibile, che tenesse conto delle località descritte dall'Abate Nikulaus nel suo diario e con tappe di 20-30 km che sfruttassero le piste e le carrarecce di campagna. Non ci sono montagne, solo piccole colline, e i sentieri sono una parte marginale dei percorsi per camminatori. Sulle strade la densità delle auto in circolazione è abbastanza bassa e camminando lungo le piste (asfaltate) si può godere della vista del paesaggio in tutta sicurezza.
Già, proprio la campagna, perchè la prima impressione, trasferendoci dal mondo diverso e magico dell'Islanda alla Danimarca è stata di essere tornato, improvvisamente, a casa; infatti il paesaggio della campagna è molto simile al nostro, con coltivazioni di grano, granturco, orzo e patate. Ma, poi, osservando meglio, a parte lo stile diverso nella costruzione delle fattorie e la quantità di bestiame bovino ed equino nei pascoli, si capisce che non ci si può sbagliare e che cosa li distigue: la latitudine, che qui permette di piantare conifere (abeti, pini, larici) e betulle a delimitare i campi ed i pascoli mentre da noi si usano alberi tipici del clima mediterraneo. Oltre alle conifere sono molto diffusi, specialmente nelle zone umide ed intorno ai corsi d'acqua, il sambuco, il pioppo e l'acero mentre le querce e roverelle sono diffuse in ogni ambiente. Abbiamo attraversato quelle che qua sono definite piantagioni, vaste aree destinate a bosco (abete bianco e rosso prevalentemente) e realizzate, per la maggior parte, negli ultimi 60 anni, e si è potuto vedere quanto sia intensa l'attività di taglio selettivo delle piante per la produzione di legname e cippato. Per questo posso dire che, pure essendo ambienti interessanti, queste piantagioni, con alberi giovani e tutti, più o meno, con la stessa sezione di tronco, non reggono il confronto con le nostre foreste casentinesi o con i boschi delle alpi dove abbiamo piante secolari dalle forme e dimensioni importanti. Nelle foreste danesi grande è, comunque, il silenzio che regna ed abbastanza raro incontrare animali tipici di quell'ambiente (ungulati, lepri, scoiattoli.). La latitudine impedisce, anche, la diffusione di variegate fioriture e i loro profumi, tipici della nostra macchia ma anche delle nostre alpi in questi stessi mesi, mentre sono abbastanza diffusi lamponi e mirtilli oltre a fragole di bosco, ribes e more.
A differenza dell'Islanda, nella campagna danese è molto ridotto l'allevamento di pecore ed i terreni sono recintati solo se destinati al pascolo.
Le fattorie hanno delle belle costruzioni, spesso di colore chiaro e alcune hanno ancora i loro tetti originari fatti di canniccio ed erba spessi 30 cm, le più importanti e datate hanno uno sviluppo ad U e al centro l'immancabile pennone.
Un altro aspetto che ci ha colpito, legato al tipo di educazione, senso dello stato e del bene comune è stato incontrare, all'ingresso delle fattorie o davanti alle abitazioni degli artigiani, vari banchetti dove venivano esposti e messi in vendita i prodotti della terra (fragole, ciligie e patate) o manufatti in legno e accanto una cassettina (senza custodia) dove depositare il denaro per l'acquisto della merce esposta.
Abbiamo visto, sia nelle città che nei centri minori, arredi urbani e aree attrezzate tenuti con cura e senza i soliti segni di atti vandalici, grandi edifici pubblici dalle architetture moderne e funzionali destinati a scuole e attività ricreative come anche moltissimi centri sportivi con bellissime piscine pubbliche e tappeti verdissimi per il calcio. Spesso certe strutture, da noi, si vedono realizzate solo per le cliniche private ma penso che le politiche governative danesi (grande welfare e alte tasse come ci spiegavano bene gli amici Servas) oltre alla bassa densità di popolazione e ad un territorio di più facile gestione (senza montagne e sismicità) permettano una qualità della vita migliore come ha la fama di essere in Danimarca.
Un aspetto che invece ci ha sorpreso e che accomuna la Danimarca all'Islanda, probabilmente anche in questo caso il clima e le abitudini di vita sono determinanti, è stato vedere e percepire un irreale silenzio intorno alle abitazioni, sia nei paesi che nelle fattorie.
Si comprendeva meglio il fenomeno, in Islanda, visto l'esiguo numero di centri abitati che potessero essere definiti tali e la distanza tra le fattorie, ma qui a qualsiasi ora del giorno si incontrano paesi con poche persone in giro a far spese (pochi i supermarket e pochissimi i negozi), le case tenute in perfetto stato e senza un filo d'erba fuori posto, le auto o le biciclette parcheggiate fuori ma mai una luce accesa all'interno delle abitazioni, una radio che suona una musica o un bambino che giochi nel suo giardino. Non ci sono i bar o i pub, pochissimi i ristoranti e più facilmente i fast food, perchè ci hanno spiegato che le bevande e mangiare fuori casa costano troppo e le famiglie consumano gli stessi prodotti a casa. Anche la struttura dei centri urbani è abbastanza diversa da quelli della zona mediterranea e si fa fatica a individuare un punto focale preciso che identifichi il cuore del paese (molte volte anche le chiese le abbiamo trovate in posizione decentrata). Altro elemento comune con l'isola dei ghiacci è la mancanza di fonti pubbliche ed è  abbastanza raro vedere una presa d'acqua all'esterno delle abitazioni (ma almeno davanti ad ogni Chiesa si trova una fonte o nelle aree attrezzate shelter), come pure l'orario dei negozi e degli uffici che alle 17.00 chiudono tutti e sui centri abitati cala il silenzio assoluto. Ma, in fondo, si viaggia per conoscere e capire meglio anche le differenze e se pensiamo a quelle che ci sono, sotto molti aspetti, tra il n.s meridione ed il nord Italia si può comprendere come i fattori ambientali possano creare diversità tra popoli che vivono a 2500 km di distanza.
Sono le 8,30 del venerdì 20 luglio e ancora sto scrivendo. Ci siamo svegliati con il sole (ma non mi illudo che duri ), i vestiti sono ancora umidi e oggi ho deciso di prenderla con calma, troppa la pioggia di ieri . Mi trovo in un posto bellissimo, una fattoria a pochi km da Jels, dove la padrona di casa ha adibito ad ostello per l'Harvejin route una vecchia stalla con fienile; docce sotto una copertura all' aperto e pure la cucina comune e i tavoli da pranzo, situazione spartana ma di grande atmosfera agreste. Al piano superiore, nel fienile, la camerata con i letti a castello e al piano terra grande sala con tavolini e zona per i gruppi musicali per le serate organizzate.
Non era previsto, ieri, di arrivare fino a qui, ma quando sono giunto a Jels ho scoperto che l'Ostelllo segnalato era stato sostituito da un albergo due anni fa e allora ho comprato i viveri, ho percorso altri 7 km di cammino tra boschi e qualche lepre e sono arrivato a Ellegaard.
Ancora una volta scopriamo che merita lasciar andare le cose come deve essere per scoprire che tutto andrà a posto (magari non nella direzione che volevamo ma in quella che doveva essere in quel momento), può essere positivo persino arrivare tardi ad un Ostello dopo 40 km di marcia quando ciò ci ha permesso di vedere, a tarda sera e con una luce particolare, i caprioli che, usciti dal bosco, mangiavano nei prati o  sbagliare sentiero, per una delle poche ambigue indicazioni, e tornando sui propri passi, ripassare nello stesso luogo dove prima era nuvoloso ed insignificante e la seconda volta, con il sole appena sbucato fuori dopo un breve acquazzone, tutto assumeva una luce diversa e tanti erano i colori meritevoli di numerosi scatti fotografici.
















Ora saluto le due signore danesi che stanno partendo con il loro tandem per una nuova tappa e poi sarà meglio che vada a preparare lo zaino per mettermi in cammino e cercare un luogo dove avere la connessione (poi vi spiegherò...ma anche la Danimarca ha i suoi punti critici) per spedirvi queste righe. Buona giornata Nino