sabato 21 luglio 2012

sabato 21 luglio,
ciao a tutti, finalmente sono riuscito dopo mille difficoltà a trovare la connessione ... grazie alla disponibilità di un pizzaiolo curdo in un paese danese dal nome difficile che mi ha fornito la sua chiave d'accesso. L'amico Gianni mi scriveva nei giorni scorsi di dare mie notizie e di non far stare sulle spine. Quando sono partito per l'Islanda, su consiglio di chi aveva già avuto a che fare con certe problematiche e dei negozianti che onestamente mi stavano aiutando, ho deciso di non comprare una chiavetta in Italia, per evitare il costoso roming , e di prenderne localmente negli stati che attraversavo. In Islanda nessun problema ma in Danimarca un negoziante di Aalborg si è rifiutato di vendermi una sim dati danese perchè non residente e neppure le mail indirizzate all'ambasciata italiana in Danimarca hanno prodotto risultati. I suoi rappresentanti ed il Console sono stati gentili e tempestivi nel contattarmi ma due di loro mi hanno confermato che era impossibile acquistarne da straniero mentre una terza mi ha dato indicazioni ma la collocazione di alcuni negozi (pochissimi) lontani dal percorso, l'arrivo nei centri abitati in ore in cui gli esercizi erano già chiusi e la totale mancanza di conoscenza di questi prodotti negli uffici postali hanno fatto il resto.
Certo è che non posso approfittare troppo della gentilezza di questo negoziante e vi invierò poche righe per dirvi che sono stati due giorni di cammino, in solitudine, pieni di incontri particolari e sorprendenti e tra questi anche il sole che sembra aver messo la testa a posto almeno per qualche giorno.
Ieri, camminando, pensavo ai pochissimi rapaci visti nei cieli danesi e alle loro fonti di cibo, specie i rettili. Fino a quel momento avevamo visto molti rospi sulle strade ed insetti oltre a topolini ma in quel preciso momento vicino ai miei piedi ho trovato nell'erba due rettili, uno intorno all'altro con livree molto diverse tra loro che mi hanno dato il tempo di metter a fuoco il disegno sul loro dorso, per un successivo riconoscimento, e che poi strisciando si sono nascosti nel bosco. Immagino dalla zona dove si trovavano e dal loro disegno che si trattasse di colubri e non di vipere. La tappa di ieri, tranquilla e senza altre particolari emozioni, si è svolta con un buon tempo e si è conclusa in un bell'Ostello o meglio definito Herberg (quelli sull'Harvejin Route) dove ero solo e il gestore, conosciuto il mio programma, ha deciso di regalarmi la sistemazione della notte. Oggi, il percorso si è svolto in una campagna particolarmente bella e ricca di testimonianze storiche e paesaggistiche ma la sorpresa è arrivata dopo due ore di cammino. Sono giunto ad un incrocio con la strada asfaltata e ho visto un cartello con la bandiera italiana sventolante che pubblicizzava una Boutique di vini selezionati italiani! Il locale si trovava sul mio percorso (ma sarebbe stato lo stesso se fosse stato distante) e così ho voluto visitarlo. Sono arrivato davanti ad una tipica casa di campagna danese e fuori bandiere danesi ed italiane come se si fosse vinto il mondiale di calcio, entro e vedo il gestore, dai tratti somatici ho capito subito che era danese come io sono islandese, ho chiesto in inglese se parlasse quella lingua e mi ha risposto in italiano: parlo molto bene il danese. Allora ci siamo presentati e abbiamo cominciato a parlare , il signor Corrado mi ha fatto un vero caffè italiano e mi ha mostrato i suoi prodotti e il suo locale, mi ha presentato la moglie Karina, danese, che parla abbastanza l'italiano e meglio l'inglese. E' stato un momento simpatico e abbiamo concluso la n.s. conversazione con l'offerta di un panino con prosciutto italiano e la mia promessa di ricordarli e di pubblicarli su facebook, sarà fatto e... qualcosa di più.







Ora devo andare a cercare una sistemazione per la notte perchè, oggi, in questo paese non c'è l'ostello e altrimenti ripiegherò per lo spartano shelter ad un km così ci avvieremo a concludere l'esperienza in questa nazione nello spirito danese. Alla prossima pizzeria per il post successivo, buonanotte Nino



  giovedì 19 luglio,
ciao a tutti, oggi Giovanni è in partenza, rientra a casa. Ci siamo salutati davanti all'Ostello del centro sportivo di Vejen dove abbiamo passato la notte. Un mese di faticosa, avventurosa, lunga esperienza e tante belle situazioni vissute insieme. E' riuscito, comunque, prima di questo giorno, ad aggiungere un altro buco alla cintura che, probabilmente, ora, appenderà nella sua stanza come si faceva con la stecca di legno che segnava i giorni del servizio militare.
Abbiamo percorso a piedi poco più di 700 km, un buon risultato... Ne restano fra 2900 e 3000 circa per arrivare a Roma, andiamo avanti, il Natale lo festeggeremo a casa senza alcun dubbio!
Potrei iniziare il diario di oggi con un indovinello danese: immaginate come sarà stato il meteo oggi?
Non aspettatevi un grande premio perchè la risposta è troppo facile...molto variabile e non sbaglierete!
Pioggia dall' inizio alla fine dei 31 km, salvo qualche breve interruzione. Di solito, nelle pause delle tappe si ha l'abitudine di togliere scarponi e calze per far respirare ed asciugare i piedi, oggi non è stato possibile e alla sera i piedi erano cotti e negli scarponi nuotavano le rane!
Sto scherzando perchè, invece, il materiale fornito da SCARPA (mod. kinesis gtx) è davvero ottimo, il goretex funziona a meraviglia e anche dopo ore sotto la pioggia la scarpa, seppure bagnata, all'interno è rimasta umida ma calda senza creare vesciche.
Ora veniamo, finalmente, a parlare della Danimarca. Non sarà un racconto con la descrizione di ogni giornata, sia perchè è trascorso del tempo, sia perchè, a differenza dell'Islanda dove il paesaggio mutava in modo evidente, in Danimarca, eccetto il primo giorno in cui abbiamo visto il mare, dopo si è sempre camminato nella campagna o su basse colline.
Siamo sbarcati il 7 luglio e dopo un veloce sguardo alle belle spiagge di sabbia chiara e al faro che stava scomparendo nella nebbia ci siamo diretti verso il centro di Hirtshalls. La prima differenza evidente è stata la tipologia e i materiali da costruzione diversi utilizzati per le abitazioni (legno e muratura) rispetto a quelle islandesi ed una cura molto attenta ai particolari nell'abbellire le finestre. Qua, anche se siamo scesi abbastanza di latitudine, la luce non è troppo intensa e le case non hanno bisogno di persiane per riparare le stanze dal sole e dal caldo (il clima è mite e la temperatura nei mesi estivi corrisponde alla ns. nei mesi di aprile-maggio), pertanto i proprietari possono divertirsi a decorare le finestre, dall'interno, con fantasia e gusto.
Un altro particolare importante è che ogni casa grande o piccola, senza giardino espone, sempre, una piccola bandiera danese, mentre quelle con il giardino hanno tutte il pennone per issare la bandiera quando le occasioni lo richiedono... come da noi!
Infatti, come dice, orgogliosamente, l'amico Mogens, i danesi sono un piccolo popolo che vive nella nazione più grande d'Europa (comprendendo anche la Groenlandia) e di ciò vanno molto fieri. Ci incamminiamo lungo la pista ciclabile che corre non lontano dalle dune e dal mare .Qua le piste e le persone che usano la bicicletta sono tantissimi. Sulle strade più grandi sono realizzate su entrambi i lati delle carreggiate e anche le strade di campagna, spesso, ne sono provviste.
Anche in Danimarca abbiamo previsto un percorso con andamento più diretto possibile, che tenesse conto delle località descritte dall'Abate Nikulaus nel suo diario e con tappe di 20-30 km che sfruttassero le piste e le carrarecce di campagna. Non ci sono montagne, solo piccole colline, e i sentieri sono una parte marginale dei percorsi per camminatori. Sulle strade la densità delle auto in circolazione è abbastanza bassa e camminando lungo le piste (asfaltate) si può godere della vista del paesaggio in tutta sicurezza.
Già, proprio la campagna, perchè la prima impressione, trasferendoci dal mondo diverso e magico dell'Islanda alla Danimarca è stata di essere tornato, improvvisamente, a casa; infatti il paesaggio della campagna è molto simile al nostro, con coltivazioni di grano, granturco, orzo e patate. Ma, poi, osservando meglio, a parte lo stile diverso nella costruzione delle fattorie e la quantità di bestiame bovino ed equino nei pascoli, si capisce che non ci si può sbagliare e che cosa li distigue: la latitudine, che qui permette di piantare conifere (abeti, pini, larici) e betulle a delimitare i campi ed i pascoli mentre da noi si usano alberi tipici del clima mediterraneo. Oltre alle conifere sono molto diffusi, specialmente nelle zone umide ed intorno ai corsi d'acqua, il sambuco, il pioppo e l'acero mentre le querce e roverelle sono diffuse in ogni ambiente. Abbiamo attraversato quelle che qua sono definite piantagioni, vaste aree destinate a bosco (abete bianco e rosso prevalentemente) e realizzate, per la maggior parte, negli ultimi 60 anni, e si è potuto vedere quanto sia intensa l'attività di taglio selettivo delle piante per la produzione di legname e cippato. Per questo posso dire che, pure essendo ambienti interessanti, queste piantagioni, con alberi giovani e tutti, più o meno, con la stessa sezione di tronco, non reggono il confronto con le nostre foreste casentinesi o con i boschi delle alpi dove abbiamo piante secolari dalle forme e dimensioni importanti. Nelle foreste danesi grande è, comunque, il silenzio che regna ed abbastanza raro incontrare animali tipici di quell'ambiente (ungulati, lepri, scoiattoli.). La latitudine impedisce, anche, la diffusione di variegate fioriture e i loro profumi, tipici della nostra macchia ma anche delle nostre alpi in questi stessi mesi, mentre sono abbastanza diffusi lamponi e mirtilli oltre a fragole di bosco, ribes e more.
A differenza dell'Islanda, nella campagna danese è molto ridotto l'allevamento di pecore ed i terreni sono recintati solo se destinati al pascolo.
Le fattorie hanno delle belle costruzioni, spesso di colore chiaro e alcune hanno ancora i loro tetti originari fatti di canniccio ed erba spessi 30 cm, le più importanti e datate hanno uno sviluppo ad U e al centro l'immancabile pennone.
Un altro aspetto che ci ha colpito, legato al tipo di educazione, senso dello stato e del bene comune è stato incontrare, all'ingresso delle fattorie o davanti alle abitazioni degli artigiani, vari banchetti dove venivano esposti e messi in vendita i prodotti della terra (fragole, ciligie e patate) o manufatti in legno e accanto una cassettina (senza custodia) dove depositare il denaro per l'acquisto della merce esposta.
Abbiamo visto, sia nelle città che nei centri minori, arredi urbani e aree attrezzate tenuti con cura e senza i soliti segni di atti vandalici, grandi edifici pubblici dalle architetture moderne e funzionali destinati a scuole e attività ricreative come anche moltissimi centri sportivi con bellissime piscine pubbliche e tappeti verdissimi per il calcio. Spesso certe strutture, da noi, si vedono realizzate solo per le cliniche private ma penso che le politiche governative danesi (grande welfare e alte tasse come ci spiegavano bene gli amici Servas) oltre alla bassa densità di popolazione e ad un territorio di più facile gestione (senza montagne e sismicità) permettano una qualità della vita migliore come ha la fama di essere in Danimarca.
Un aspetto che invece ci ha sorpreso e che accomuna la Danimarca all'Islanda, probabilmente anche in questo caso il clima e le abitudini di vita sono determinanti, è stato vedere e percepire un irreale silenzio intorno alle abitazioni, sia nei paesi che nelle fattorie.
Si comprendeva meglio il fenomeno, in Islanda, visto l'esiguo numero di centri abitati che potessero essere definiti tali e la distanza tra le fattorie, ma qui a qualsiasi ora del giorno si incontrano paesi con poche persone in giro a far spese (pochi i supermarket e pochissimi i negozi), le case tenute in perfetto stato e senza un filo d'erba fuori posto, le auto o le biciclette parcheggiate fuori ma mai una luce accesa all'interno delle abitazioni, una radio che suona una musica o un bambino che giochi nel suo giardino. Non ci sono i bar o i pub, pochissimi i ristoranti e più facilmente i fast food, perchè ci hanno spiegato che le bevande e mangiare fuori casa costano troppo e le famiglie consumano gli stessi prodotti a casa. Anche la struttura dei centri urbani è abbastanza diversa da quelli della zona mediterranea e si fa fatica a individuare un punto focale preciso che identifichi il cuore del paese (molte volte anche le chiese le abbiamo trovate in posizione decentrata). Altro elemento comune con l'isola dei ghiacci è la mancanza di fonti pubbliche ed è  abbastanza raro vedere una presa d'acqua all'esterno delle abitazioni (ma almeno davanti ad ogni Chiesa si trova una fonte o nelle aree attrezzate shelter), come pure l'orario dei negozi e degli uffici che alle 17.00 chiudono tutti e sui centri abitati cala il silenzio assoluto. Ma, in fondo, si viaggia per conoscere e capire meglio anche le differenze e se pensiamo a quelle che ci sono, sotto molti aspetti, tra il n.s meridione ed il nord Italia si può comprendere come i fattori ambientali possano creare diversità tra popoli che vivono a 2500 km di distanza.
Sono le 8,30 del venerdì 20 luglio e ancora sto scrivendo. Ci siamo svegliati con il sole (ma non mi illudo che duri ), i vestiti sono ancora umidi e oggi ho deciso di prenderla con calma, troppa la pioggia di ieri . Mi trovo in un posto bellissimo, una fattoria a pochi km da Jels, dove la padrona di casa ha adibito ad ostello per l'Harvejin route una vecchia stalla con fienile; docce sotto una copertura all' aperto e pure la cucina comune e i tavoli da pranzo, situazione spartana ma di grande atmosfera agreste. Al piano superiore, nel fienile, la camerata con i letti a castello e al piano terra grande sala con tavolini e zona per i gruppi musicali per le serate organizzate.
Non era previsto, ieri, di arrivare fino a qui, ma quando sono giunto a Jels ho scoperto che l'Ostelllo segnalato era stato sostituito da un albergo due anni fa e allora ho comprato i viveri, ho percorso altri 7 km di cammino tra boschi e qualche lepre e sono arrivato a Ellegaard.
Ancora una volta scopriamo che merita lasciar andare le cose come deve essere per scoprire che tutto andrà a posto (magari non nella direzione che volevamo ma in quella che doveva essere in quel momento), può essere positivo persino arrivare tardi ad un Ostello dopo 40 km di marcia quando ciò ci ha permesso di vedere, a tarda sera e con una luce particolare, i caprioli che, usciti dal bosco, mangiavano nei prati o  sbagliare sentiero, per una delle poche ambigue indicazioni, e tornando sui propri passi, ripassare nello stesso luogo dove prima era nuvoloso ed insignificante e la seconda volta, con il sole appena sbucato fuori dopo un breve acquazzone, tutto assumeva una luce diversa e tanti erano i colori meritevoli di numerosi scatti fotografici.
















Ora saluto le due signore danesi che stanno partendo con il loro tandem per una nuova tappa e poi sarà meglio che vada a preparare lo zaino per mettermi in cammino e cercare un luogo dove avere la connessione (poi vi spiegherò...ma anche la Danimarca ha i suoi punti critici) per spedirvi queste righe. Buona giornata Nino                           

mercoledì 18 luglio 2012


martedì 17 luglio
Ciao a tutti
 mi dispiace molto aver lasciato indietro il nostro racconto ma, come si dice," lo spettacolo"deve andare avanti e la priorità era di camminare, costruire le tappe danesi, verificare i percorsi,  gli ostelli, le distanze ecc. Comunque vi assicuro che  procede tutto bene.
La quantità di pioggia che dovevamo prendere in Islanda, secondo quanto preannunciato sulle guide,  ci è stata quasi del tutto risparmiata là ma l’abbiamo recuperata per intero in Danimarca. Regolarmente, salvo pochi casi, non passa un’ora che non cada acqua e inoltre la lunghezza delle tappe, spesso di 30/35 km e in un paio di casi di 40 (poi vi spiegherò perché) oltre ad alcuni problemi con le connessioni e le apparecchiature ci hanno impedito fino ad oggi di proseguire il nostro racconto. Nonostante la tappa di ieri di 41 km, che ci ha permesso di arrivare in uno degli efficientissimi ostelli danesi collocati in mezzo alla campagna, avevo deciso ieri sera di riprendere il racconto ma alle 23 hanno spento le luci e.. questa mattina sveglia alle 5,30 e si riprende a scrivere prima della nuova tappa.
Oggi è un giorno importante: 18 luglio, un mese esatto di cammino ed anche l’ultimo giorno di questa prima fase in cui Giovanni ed io camminiamo insieme. Domani lui comincerà il rientro in Italia ed io proseguirò in solitaria fino alla Germania, dove arriveranno altri amici.




Nella settimana passata per alcuni giorni ha camminato con noi anche mia moglie Maria che ci ha raggiunto ad Aalborg e tutti e tre abbiamo condiviso belle ed insolite esperienze oltre.. alla pioggia.
L’ultimo giorno della sua permanenza, alla mia domanda su che cosa a caldo l’avesse colpita della Danimarca la risposta è stata la disponibilità dell’amico Jasper. Eh sì,...perché poi questo cammino, come tutti gli altri e come tanti  percorsi della vita, è  fatto, nel bene e nel male, anche di rapporti umani.
Un paese, un territorio, per quanto bellissimo e selvaggio, è sicuramente più interessante se c’è la possibilità  di avere contatti, relazioni e in mancanza dell’uomo, almeno della presenza degli animali. Certo, vivere momenti intensi nella solitudine e nel silenzio più assoluto dei deserti di sabbia vulcanica dell’Islanda è un’esperienza bellissima ma se dovesse accadere per 150 giorni forse non sarebbe altrettanto entusiasmante. Proprio nei giorni in cui abbiamo camminato con Maria, abbiamo avuto la fortuna di conoscere persone bellissime come Jasper ed i suoi amici ad Aalborg e Mogens e Marianne a Viborg,  soci dell’associazione Servas (a cui anche noi siamo iscritti), che ci hanno offerto una squisita ospitalità e ci hanno fatto da ciceroni, accompagnandoci ed illustrandoci (con l’occhio di chi ci vive, e non del turista) le loro città. E’ stata un’esperienza intensa e vera, che speriamo di poter offrire in futuro ad altri soci che viaggeranno per il mondo.  Magari un invito a voi ad approfondire l’argomento.
Lo sapevo che oggi sarebbe stato difficile seguire un pensiero unico. E’passato troppo tempo dall’ultimo post e tante belle cose sono successe. Allora facciamo ordine e riprendiamo dalle considerazioni sull’Islanda che avevo detto, nella pagina precedente, di voler fare. Prima, però, vorrei usare qualche parola per ringraziare tre persone che stanno facendo un grande lavoro da casa. La puntualissima e sempre presente signora Adelaide Trezzini (svizzera !, presidentessa e fondatrice dell’Association Internationale Via Francigena – speriamo questa volta di averlo scritto bene!), l’istrionico e vulcanico Franco Alessandri (italiano e schietto toscano !) e l’efficientissima ed instancabile Eva Benedicta Sherpa (tedesca !) che senza se e senza ma, senza paletti e senza condizionamenti e, in due casi senza neppure conoscerci, hanno deciso di sostenere questo progetto e di lavorarci con entusiasmo. La loro partecipazione ne fa parte integrante e sostanziale di un cammino nel vero senso della parola. Grazie.




Torniamo all’Islanda. Ci siamo imbarcati il 5 luglio su un bel traghetto dotato di tutti i confort. Nel piazzale del piccolo porto di Seydisfjordur erano appena arrivati i nuovi turisti, ciclisti e motociclisti con i loro mezzi carichi come muli da soma, vacanzieri con le auto che traboccavano di ogni tipo di bagaglio, tanto da far fatica a vederne gli occupanti, e infine viaggiatori con autocarri blindati o altro, simili ai mezzi militari da sbarco, attrezzati per improbabili corse nel deserto, stile Parigi-Dakar. Ho immaginato come nei giorni successivi avrebbero preso d’assalto le piste islandesi, sollevando lunghe nuvole di polvere visibili da chilometri. Noi siamo arrivati all’inizio della stagione turistica, ed ancora non c’era grande movimento sull’isola, ma un po’ di confusione intorno alla nave non riuscirà a cancellare il ricordo dei magnifici silenzi vissuti in quei territori  incredibili, come sicuramente sarà difficile dimenticare l’Islanda e la sua gente. Il personale portuale attento e premuroso anche alle necessità inespresse, padre Hjailti, padre Gabriele, le suore brasiliane, suor Celestina che seppur nella difficoltà di svolgere un compito in un contesto complesso ci hanno accolto ed assistito con grande disponibilità, il simpatico professore francese che si è prodigato nel divulgare il nostro progetto e la storia di Nikulaus, probabilmente sconosciuta alla maggior parte degli islandesi. I più giovani islandesi che nei giorni di festa vestono in modo eccentrico e bizzarro e i quarantenni che viaggiano su grandi auto americane anni ’60  e si atteggiano a divi del cinema di quel tempo. Le serre per le coltivazioni illuminate da centinaia di lampadine  nelle lunghe notti islandesi, le case di legno e lamiera, i cimiteri di auto e macchinari dietro alle abitazioni di campagna (... forse troppo costoso rimuoverli), i costosi mezzi da lavoro abbandonati ad arrugginire per anni nei cantieri, i SUV e i fuoristrada di dimensioni importanti che con ruote fuori dal comune corrono sulle strade nonostante il prezzo del carburante, i pascoli recintati fino all’inverosimile e… le pecore fuori dai recinti che disorientate soffiano impaurite per difendersi, le fattorie dove tutti lavorano ma non si vede mai nessuno, le ore 17 del pomeriggio quando tutto si ferma e anche i negozi sono già chiusi. I pascoli che arrivano  fino al mare delle popolazioni più fortunate che vivono su questi terreni ricchi e possono gestire importanti  attività turistiche e di allevamento. Il Nord, dei suoi fiordi, le fattorie più rade, le attività della pesca, il centro con le fattorie ancora più rare, dei suoi pascoli molto magri, delle pompe di benzina ogni 200 km, il nulla. E’ difficile immaginare la solitudine dei mesi bui in questi luoghi isolati, magari nella neve. L’origine marinara del popolo islandese ma anche i porti dove sono pochissimi i pescherecci e quasi inesistenti  le  barche. La simpatica rossa Lilia che gestisce un posto fuori dal tempo e la ragazza della guesthouse delle renne che nel suo grave handicap fisico mostra grande serenità e volontà di fare e di aiutare. Questa incredibile natura in continuo mutamento, le notti infinite e i giorni senza notte con la luce infinita che sicuramente condizionano tutto e tutti. Le immagini che si hanno allontanandoci dal porto di Seydi-fjordur, con quelle montagne che sembrano così alte ( che sono poco sopra i 1000 metri) ma solo perché si alzano direttamente dal mare, possono far immaginare cosa sia l’Islanda  e da cosa derivi   la sua unicità.
Con le ultime immagini dal traghetto si volta pagina e da domani vi racconterò la Danimarca. Amleto diceva riferendosi ad altro “c’è del marcio in Danimarca” e forse in senso meteorologico c’aveva azzeccato.
Buona giornata
Nino

martedì 10 luglio 2012

martedì 10 luglio
Ciao a tutti, pronti, attenti, via!... Clic, si riparte per un altro giro!
Veramente è già qualche giorno che siamo ripartiti ( oggi è il terzo giorno di cammino in Danimarca) ma, purtroppo, nei due giorni di navigazione tra l'Islanda e la Danimarca, neppure comprando la connessione come fosse oro è stato possibile avere una velocità di navigazione in rete sufficiente per scrivere e pensate che, per assurdo, è stata un impresa, con due carte di credito, comprare 25 eu di connessione on line sulla nave ma solo facendo l'operazione dall'Italia ( per fortuna che la tecnologia dovrebbe semplificare la vita!).
Siamo sbarcati in Danimarca il sabato, in perfetto orario, ma non abbastanza per trovare centri commerciali e altro per acquistare materiali per continuare le comunicazioni sul sito e nei giorni di cammino successivi abbiamo visto tante belle fattorie e abitazioni di tipica fattura nordica ma per la connessione abbiamo risolto solo questa sera.
Ma ora facciamo ordine e riprendiamo il racconto; l'ultimo giorno in Islanda, mercoledì 4 luglio, è stato dedicato ad un'escursione ad anello su una vecchia traccia postale e finalmente anche in Islanda abbiamo potuto camminare su un percorso che si potesse chiamare tale. Il tipo di fondo e lo sviluppo dell'itinerario dimostravano, infatti, che questo era nato, nell'800, per un uso legato al passaggio di persone ed animali per cui era necessaria una larghezza adeguata e soprattutto una pendenza costante. Abbiamo risalito una bella valle aperta sul fiordo e dopo due ore tra pascoli e cascate siamo giunti ad un lago posto in una interessante posizione circondato da cime in parte ancora innevate; lo abbiamo aggirato e abbiamo risalito un'altra valle con vari dislivelli, frutto del lavoro esercitato dal ritiro dei ghiacciai nelle epoche passate. Dopo qualche ora siamo arrivati ad una piana acquitrinosa verdissima, occupata da singolari piccoli corsi d'acqua e da due solitarie oche che con il loro biancore contrastavano con il verde circostante. Da li è iniziata la discesa, per tracce, fino a ricongiungersi alla strada che portava a Seydisfjordur, il tutto in circa 7 ore per 22 km di cammino. Rientrati all'Ostello abbiamo preparato gli zaini per l'imminente imbarco e una cena che abbiamo condiviso con un simpatico solitario motociclista bresciano.Ora è abbastanza tardi e domani useremo il blog per fare le varie considerazioni sulla prima parte del cammino e raccontare una nuova pagina, decisamente diversa, ma che si sta già dimostrando, per altri non meno importanti aspetti, altrettanto interessante.





















Ringrazio tutti per l'attesa e anche quelli che si sono interessati alle n.s. condizioni a fronte del lungo forzato silenzio. Buonanotte Nino